Banche centrali in campo scudo italiano sul credito

venerdì 1 Luglio 2016 - Economia

Banche centrali in campo scudo italiano sul credito

La Bank of England ha aperto a nuovi stimoli, la Bce potrebbe allentare i criteri per selezionare i bond che acquista con il Quantiative easing. Il rialzo dei tassi Fed è sempre più lontano e la Ue ha approvato lo scudo preventivo da 150 miliardi del governo italiano per le istituzioni che avessero bisogno di liquidità. Lo spread cala sotto 130 punti base

La Bank of England ha aperto a nuovi stimoli, la Bce potrebbe allentare i criteri per selezionare i bond che acquista con il Quantiative easing. Il rialzo dei tassi Fed è sempre più lontano e la Ue ha approvato lo scudo preventivo da 150 miliardi del governo italiano per le istituzioni che avessero bisogno di liquidità. Lo spread cala sotto 130 punti base

 
 
La Banca d'Inghilterra ha ufficialmente aperto a un nuovo giro di misure di sostegno a economia e mercati, dopo il referendum sulla Brexit. La Bce, secondo alcune indiscrezioni raccolte da Bloomberg e non commentate da Francoforte, potrebbe valutare un ampliamento dei criteri di selezione dei bond nell'ambito del suo programma d'acquisto da 80 miliardi al mese denominato Quantitative easing. Una tesi che trova alcune precisazioni da parte di un membro del direttorio Bce, che a Reuters frena sull'idea di abbandonare lo schema per il quale gli acquisti avvengono in base alla percentuale di quote della Banca centrale detenute dai Paesi membri. Più facile che si agisca prima sui limiti imposti all'acquisto di singole emissioni (33%) o si ampli in altri modi - più "tecnici" e meno "politici" - il potenziale di fuoco del Qe. Dall'altra parte dell'Atlantico, le possibilità che la Fed proceda con il secondo rialzo dei tassi d'interesse nel corso del 2016, come inizialmente preventivato, sono ormai prezzate dal mercato sotto il 10%. La Commissione europea ha intanto dato un ok preventivo alla richiesta italiana di attivare uno scudo da 150 miliardi, in caso sia necessario supportare le banche solvibili che avessero immediate esigenze di liquidità. L'arsenale di supporto monetario e di garanzie pubbliche riprende così a dispiegarsi e i mercati, che hanno reagito con fortissime vendite all'esito del referendum che ha decretato la volontà britannica di uscire dalla Ue, ne hanno preso atto con un moto di sollievo. Non è un caso che siano continuati i recuperi sui listini asiatici, mentre i mercati europei aprono in positivo e poi diventano volatili: Milano gira in rosso dello 0,2%, le altre restano poco sopra la pari. Londra sale dello 0,4% con Francoforte e Parigi dello 0,5%.


Le banche sono sotto i riflettori a Piazza Affari: ieri è bastata la notizia dell'approvazione Ue allo schema di garanzia del governo per far balzare l'indice del settore, che d'altra parte da inizio anno aveva dimezzato il suo valore.
Unicredit passa anche in asta di volatilità dopo l'avvicendamento in testa che porta Jean Pierre Mustier nel ruolo di ad, mentre il Monte dei Paschi ha deciso di pagare in contanti i 46 milioni di interessi che deve al Tesoro per i Monti Bond. Se avesse optato per il pagamento in azioni, il Mef sarebbe salito oltre l'attuale 4% diventando il primo azionista.

L'indice dedicato al settore bancario italiano: ha vissuto una fiammata nel pomeriggio di giovedì 30 giugno, quando si è diffusa la notizia dell'ok Ue allo scudo italiano da 150 miliardi

Le prospettive di azione da parte delle Banche centrali si vedono sullo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi: si porta in calo in area 125 punti base e il rendimento dei titoli di Stato italiani è all'1,17%. L'euro tratta sotto quota 1,11 dollari e la sterlina recupera, dopo un tonfo, sulla scia delle parole del numero uno della Boe, Mark Carney, il quale ha fatto sapere che, dopo la Brexit, sarà "probabilmente necessario un qualche allentamento della politica monetaria in estate". La moneta europea passa di mano a 1,1092 dollari e 113.87 yen, il pound avanza a 1,3319 dollari. L'agenda macro di giornata si concentra sugli indici Pmi del settore manifatturiero, che anticipano l'andamento dell'economia in base all'intervista dei direttori degli acquisti delle aziende: il dato è positivo sia per l'Eurozona (da 51,5 a 52,8 punti a giugno) che per l'Italia (da 52,4 a 53,5 punti), che sono ben sopra la soglia di 50 punti che divide la recessione dall'espansione. Buone notizie per il Belpaese anche dal calo della disoccupazione.

L'andamento dello spread Btp-Bund da inizio anno: il picco è stato raggiunto a 161 punti dopo l'esito del referendum sulla Brexit, ma ora è tornato sotto 130 punti

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi in territorio positivo: il Nikkei, l'indice dei 225 titoli guida, ha guadagnato lo 0,68% salendo a 15.682,48 punti. In Giappone non si arresta il crollo dell'inflazione, una dinamica che complica sempre di più gli obiettivi del governo e la banca centrale. Secondo l'Ufficio di statistica, nel mese di maggio l'indice dei prezzi al consumo, escluso il cibo fresco, è sceso dello 0,4%, dopo due cali consecutivi dello 0,3% in marzo e aprile. Sempre dall'arcipelago del Sol Levante, la disoccupazione è rimasta stabile al 3,2% a maggio e l'indice Pmi sul settore manifatturiero ha registrato un timido progresso a giugno a 48,1 punti. Male anche i dati sull'attività manifatturiera della Cina, con l'indice Caixin Purchasing Mangers che è arretrato da 49,2 a 48,6 punti, il minimo da 4 mesi, restando sotto i 50 punti che separano le fasi di espansione da quelle di contrazione dell'economia.

Il possibile supporto monetario della BoE spinge anche il prezzo del petrolio: sui mercati asiatici i future sul Light Wti avanzano di 28 cent a 48,59 dollari e quelli sul Brent crescono di 29 cent a 50 dolari. Le quotazioni dell'oro sono in rialzo sui mercati asiatici: il metallo prezioso guadagna lo 0,5% a 1.328 dollari l'oncia. Per il terzo giorno di fila, ieri sera Wall Street ha guadagnato fino a recuperare gran parte delle perdite registrate nelle due sedute di sell-off provocate dall'esito del referendum sulla Brexit del 23 giugno scorso. Gli indici industriali Dow Jones e S&P 500 (che ieri hanno guadagnato rispettivamente l'1,33 e l'1,36%) hanno saputo così archiviare il terzo trimestre di fila in aumento. Il Nasdaq, ieri in rialzo dell'1,33%, ha invece chiuso il secondo trimestre di fila in calo di oltre mezzo punto percentuale. Anche nel raffronto da inizio anno, i primi due sono in attivo di oltre il 2,5% e il terzo in passivo di oltre il 3%. Oggi negli Usa si attendono gli indici Pmi ed Ism sul manifatturiero, insieme alle spese per costruzioni.

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