Entra in vigore la firma digitale

venerdì 1 Luglio 2016 - Internet

Entra in vigore la firma digitale

L’autenticazione viene riconosciuta da tutti i Paesi agevolando quindi gli scambi. L'Italia però resta indietro sulla velocità delle connessioni: siamo al 54 posto nel mondo

Fatta l'Europa è il momento di fare il mercato unico digitale europeo. Dal primo luglio entra a pieno regime la firma digitale, un mezzo veloce e facile per permettere l'accelerazione degli scambi online di beni, merci e servizi senza subire gli intoppi tipici della vecchia carta. Nata dal regolamento europeo eIDAS (electronic IDentification and Authentication Services) del 2014, la firma digitale si propone di superare tre ostacoli che ancora gravano sullo sviluppo del mercato dematerializzato continentale, ovvero la sua frammentazione a livello di singole nazioni, la mancanza di interoperabilità tra gli stati e soprattutto la criminalità cibernetica. La nostra sigla sotto forma di bit permette insomma di avere un mezzo di identificazione e autenticazione elettronica riconosciuto da tutti i Paesi europei agevolando quindi gli scambi. La firma digitale infatti permette non solo di sottoscrivere un documento informatico ma anche di verificare l'identità del firmatario, la provenienza del documento e di garantire che le informazioni contenute al suo interno non sono state alterate. Le imprese possono quindi operare su base transfrontaliera evitando gli ostacoli «cartacei» nell'interazione con la pubblica amministrazione e cautelarsi da eventuali truffe mentre i cittadini possono accedere ai servizi di altri Paesi come l’assistenza sanitaria semplicemente in un clic.

Al momento la firma digitale può essere richiesta da tutte le persone fisiche (per le persone giuridiche c'è il cosiddetto sigillo digitale), ovvero cittadini, amministratori e dipendenti di società e pubbliche amministrazioni, tramite certificatori accreditati riportati in una tabella pubblicata online dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID). Va detto che più che di firma però si dovrebbe parlare di «firme digitali», visto che al momento ci sono diverse tecnologie che consentono di apporre la propria sigla sui documenti. Tra le più diffuse c'è la smart card, una scheda simile alla carta di credito che consente di firmare tramite un apposito lettore collegato al computer e un software dedicato. La Business Key è una chiavetta Usb che non ha bisogno di software aggiuntivo: basta inserirla e il gioco è fatto. Da ultimo c'è la firma remota. È basata su un app o su web e può essere utilizzata anche da cellulare. Ogni certificatore poi propone le proprie soluzioni e garantisce la compatibilità con determinati sistemi operativi. Ci sono tecnologie valide solo su Windows o Mac e altre che estendono la loro portata a iOS, Android e Linux. Va da sé che a seconda della tecnologia scelta e della compatibilità il prezzo della sigla digitale varia parecchio ma si va comunque da una ventina di euro fino a un centinaio. Dall'altra parte dello spettro troviamo poi i software per la verifica della firma, che AgID riassume in una pagina del proprio sito.

Mentre da una parte si va avanti con il digitale dall'altra l'Italia stenta. A rilevarlo è l'ultimo Rapporto sullo stato di Internet pubblicato da Akamai. Il nostro Paese nel 2016 è sceso di tre posizioni nella velocità media di connessione piazzandosi al non certo onorevole 54° posto a livello mondiale e al 28simo in Europa. Nonostante l'aumento del 98 per cento rispetto all'ultimo trimestre del 2015, ad oggi da noi si viaggia in media a 8,2 Mbps contro i 29 del leader mondiale, la Corea del Sud, i 21,3 della Norvegia (21,3 Mbps) e i 20,6 della Svezia (20,6 Mbps). Tra l'altro la perdita di posizioni arriva in un trimestre in cui ben cinque Paesi europei sono entrati nella top ten, vale a dire la Svizzera (18,7 Mbps), la Lettonia (18,3 Mbps), i Paesi Bassi (17,9 Mbps), la Repubblica Ceca (17,8 Mbps) e la Finlandia (17,7 Mbps).
Lieve aumento sul fronte dell'adozione della banda larga, vale a dire le connessioni che superano i 4 Mbps. Il nostro Paese ha registrato un aumento del 5,7% rispetto al trimestre precedente e del 20 per cento anno su anno raggiungendo l’83% del totale. Rispetto al 2015 crescono del 135 per cento le connessioni high broadband, quelle sopra i 10Mbps, mentre solo il 7 per cento sono uguali o superiori ai 15 Mbps, anche se in crescita di 168 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Da ultimo ecco i dati mobili: la velocità media in questo caso raggiunge i 10,8 Mbps ma offre picchi medi di 70,5 Mbps. I primi della classe globali in questo caso sono il Regno Unito con la media delle connessioni mobile pari a 27,9 Mbps e il Belgio che si è classificato al secondo posto con 19,4 Mbps.

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